IN USCITA! La sentenza è stata eseguita
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ISBN:
7777770141501
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Editore:
Du
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Genere:
Storia Locale
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Contenuto
Domenica 8 aprile 1945.
La guerra sta per volgere al termine, gli Alleati sono ormai giunti sugli Appennini, dove le armate tedesche, sempre più demoralizzate, oppongono un’inefficace resistenza. È solo questione di tempo, tra meno di tre settimane arriveranno nell’Alto Vicentino: non c’è più speranza che le sorti del conflitto possano volgere a favore dei tedeschi. Ma questo non ferma la violenza dei loro alleati fascisti.
Poco prima delle 6:30 due scariche di fucileria, intervallate e seguite da alcuni colpi di pistola, squarciano il silenzio che avvolge il piccolo paese di Carré, annunciando il verificarsi della tragedia che tutti temevano dalla sera precedente: cinque giovani del paese, cinque partigiani garibaldini, tra i quali vi sono due fratelli, sono stati fucilati al cimitero per rappresaglia all’uccisione di un sergente avvenuta mentre essi si trovavano in carcere, della quale sono pertanto assolutamente innocenti.
A fucilarli è un plotone del Btg. "Fulmine" della X MAS, l’unità di Marina che il suo comandante, Junio Valerio Borghese, il "principe nero", ha messo a diretta disposizione dei tedeschi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, conducendo una spietata repressione del movimento di liberazione in molte località della Toscana, della Liguria, del Piemonte, dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto.
Giunti a Carré, a Chiuppano e a Caltrano ai primi di marzo 1945, dopo un cruento scontro a fuoco con i partigiani dell’esercito di liberazione jugoslavo che ha provocato forti perdite tra i componenti, i volontari della X MAS hanno impegnato le poche settimane trascorse a ricompattare i ranghi, a esercitarsi all’uso di nuove armi, ma anche a rastrellare vaste aree sulle pendici dell’Altopiano dei Sette Comuni.
La fucilazione dei cinque giovani, dopo un breve processo pro forma, preceduto dall’affissione di un manifesto sui muri dei paesi della pedemontana che la dava per già avvenuta, fu un gesto di crudeltà assoluta, senza giustificazione, che tuttora suscita dolore e riprovazione tra la popolazione.
Dopo la Liberazione, la magistratura perseguì gli ufficiali che avevano sentenziato la condanna alla pena capitale, uno solo dei quali fu arrestato. Ma le pesanti condanne furono via via ridotte e quindi annullate, mentre il comandante della Divisione, che aveva ordinato la rappresaglia, e i componenti del plotone d’esecuzione, offertisi volontari, non furono mai sfiorati da un’inchiesta.
Uno dei tanti crimini rimasti impuniti in un Paese che non ha mai voluto fare i conti con il passato.
In copertina: Carré, 5 maggio 1945. Le salme dei cinque fucilati e di altri quattro partigiani caduti nella lotta di liberazione sono allineate davanti alla cappella del cimitero.
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