L'irrazionalità è una cosa meravigliosa
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Prezzo online: € 20,00
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ISBN:
9791224075844
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Editore:
Youcanprint
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Genere:
Filosofia
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Dettagli:
p. 334
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Contenuto
"L'irrazionalità è una cosa meravigliosa" è un saggio filosofico e polemico che esplora il rapporto tra uomo, razionalità, progresso e società contemporanea, mettendo in discussione l'idea che l'evoluzione scientifica e tecnologica coincida necessariamente con un autentico progresso umano. Al centro dell'opera vi è la contraddizione di una civiltà capace di conquiste scientifiche straordinarie ma sempre più fragile sul piano morale, culturale e spirituale. Il progresso tecnico, quando non è accompagnato da una crescita della coscienza, rischia infatti di trasformarsi da strumento di emancipazione in fattore di passività: l'uomo utilizza tecnologie, algoritmi, strumenti scientifici e sistemi complessi senza comprenderne realmente i principi, finendo per delegare ad essi una parte crescente delle proprie capacità di giudizio. La comodità sostituisce la curiosità, il consumo il pensiero, la delega la responsabilità. Il libro affronta così la crisi dell'uomo moderno, sempre più immerso in una società dominata dal conformismo, dall'intrattenimento e dalla ricerca del consenso. La libertà viene progressivamente ridotta alla possibilità di scegliere e consumare, mentre si indebolisce la capacità di pensare autonomamente e di mettere in discussione ciò che la maggioranza considera normale. Ne deriva un individuo che, pur vivendo in una società apparentemente libera e progredita, rischia di diventare un suddito inconsapevole, incapace di esercitare pienamente i propri diritti e di assumersi i propri doveri. A questa crisi intellettuale si accompagna una profonda crisi morale. Corruzione, opportunismo, violenza, egoismo e perdita di riferimenti etici attraversano la società e le sue istituzioni. La politica viene accusata di avere progressivamente trasformato la democrazia in partitocrazia, favorendo interessi di parte e consolidando la passività dei cittadini. Anche i mezzi di comunicazione e l'industria dell'intrattenimento contribuiscono, secondo l'autore, alla banalizzazione della cultura e alla normalizzazione della violenza, offrendo modelli di vita fondati più sul consumo e sulla spettacolarizzazione che sulla responsabilità e sulla consapevolezza.
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