«Ribelle fragile». Celestina Ausenda e le reti antifasciste (1936-1946)
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Č una microstoria globale sulla forza straordinaria e sulla tenacia delle donne. La vita anticonformista di Celestina Ausenda (1893-1971), «ribelle fragile», segue una traiettoria antifascista "esistenziale" oltre che da oppositrice politica. La sua fuga rabbiosa da un ambiente culturalmente insopportabile, per progettare e realizzare un futuro in altri luoghi, finiva nella miseria e in catene e, nonostante la partecipazione al movimento partigiano, tra stigma reputazionale e umiliazioni. Sullo sfondo, disegnato da contesti territoriali e da reti relazionali: una "irregolare" storia d'amore destinata a durare tutta la vita; l'esilio francese sotto l'occhio vigile dell'OVRA; l'attivitą cospirativa e giornalistica con Giustizia e Libertą, a fianco di Carlo Rosselli e Aldo Garosci; l'universo concentrazionario europeo (l'arresto nella Parigi occupata, la deportazione nel Reich germanico, la "confessione" estorta dalla Polizia Politica nelle carceri romane, il Tribunale Speciale e il confino a Ventotene); e una lunga relazione epistolare con un anziano vescovo - Pompeo Ghezzi (1869-1957) - solidale con lei e con altri detenuti e confinati politici.
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