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Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee (2026). Vol. 10

di Aa.vv.

  • Prezzo online:  € 18,00
  • ISBN: 9791282493017
  • Editore: Tangerin Editrice
  • Genere: Arte
  • Dettagli: p. 128
Spedito in 5 giorni lavorativi
Spese di spedizione: 4,40 €oppure ritiro in negozio GRATUITO

Contenuto

Il confine non è soltanto una linea tracciata sulle mappe: è una soglia viva, un punto in cui l'identità si incrina, si interroga, entra in crisi. È proprio ai margini che nascono le ibridazioni, dove accenti e culture si sfiorano e si trasformano a vicenda. Se sono evidenti - e spesso insormontabili - i muri materiali da attraversare per raggiungere l'altro o per migrare altrove, altrettanto concreti e difficili da scalfire sono quelli simbolici: barriere sociali, disuguaglianze, distanze invisibili che separano anche chi abita gli stessi spazi. Ma questo decimo numero di Arabpop, Mappe e confini, dimostra che le cartografie si possono anche sabotare, distorcere - come nelle opere di Razan al-Salah e Mona Hatoum - o, nel caso dell'artista egiziano El Masry, sovraricamare per svelarne i processi di potere che le producono. Diventa allora possibile metterle in discussione, aprire varchi e far franare la solidità dei confini, incrinare l'idea che possano esistere confini stabili entro cui leggere corpi, identità e appartenenza: dall'inafferrabilità delle frequenze radio di Radio Alger durante la rivoluzione algerina o di Radio Alhara a Betlemme, in Palestina, alla migrazione di piante e semi nell'area subsahariana fino alle ibridazioni dei corpi che - dal Libano ai Caraibi - riflettono la porosità delle identità diasporiche in continuo scambio e trasformazione. Le tante Palestine disseminate nel mondo raccontate dalla scrittrice Lina Merouane, e la storia della ferrovia che un tempo connetteva Gerusalemme a Beirut - che nulla a che vedere con una nostalgia coloniale, ma piuttosto con un sogno che persiste - chiudono l'intreccio di voci che, in questo numero, mostrano mappe e confini nella loro natura polivalente: strumenti che ordinano e feriscono, che tracciano separazioni e producono esclusioni, ma anche superfici instabili, permeabili, e da cui è ancora possibile (ri)partire.