Sette racconti del grottesco e dell'arabesco
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Nel panorama della narrativa contemporanea, dove spesso la velocitą del racconto sacrifica la densitą del pensiero, Carlo Del Misto si distingue come autore di preludi, silenzi e ferite ontologiche in un'opera di narrativa liminale, dove il gesto narrativo si fa rituale e la struttura rifiuta la linearitą per abbracciare la stratificazione simbolica. Ogni testo č concepito come partitura esistenziale, in cui il ritmo č musicale, ontologico e talvolta metafisico.La scrittura, cesellata con precisione artigianale, si muove tra poesia e filosofia, evocando atmosfere gotiche e introspezioni mitiche. I personaggi oscillano tra archetipi e allucinazioni, mentre il linguaggio trasforma ogni parola e ogni immagine in codice. Il male si insinua con apparente gentilezza, generando una tensione sottile.Del Misto convoca un retaggio letterario raffinato (Poe, Kafka, Borges, Huysmans, Schnitzler) e lo trasfigura in una voce autoriale propria, capace di restituire all'arcano una dignitą narrativa, invitando a sostare davanti alla pozzanghera esopiana - metafora della condizione umana per accogliere l'enigma. L'opera si configura come un viaggio iniziatico nel territorio dell'inconscio radicale.
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