Non dire una parola che non sia d'amore. La storia di Monika Ertl, la donna che vendicò Ernesto Che Guevara
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Si dice che i frutti non possano cadere troppo lontani dall'albero. Ma dietro questa idea si nasconde spesso la paura di rinnegare le proprie radici per scegliere ciò che è giusto. Monika Ertl, al contrario, non ha mai avuto paura. Figlia di un ex nazista emigrato in Bolivia, si unisce all'Ejército de Liberación Nacional per combattere la deriva reazionaria che in America Latina vede gli eredi di Hitler in prima linea. Da quel momento Monika entra nella leggenda. Quella di Che Guevara, che in Bolivia paga con la vita la sua sete di giustizia, e quella di Inti Peredo, l'uomo che ama, guerrigliero irriducibile. Contro di loro si staglia la figura di Roberto Quintanilla, traditore del popolo boliviano e servitore della CIA, responsabile dell'assassinio del Che e delle mutilazioni inflitte al suo cadavere. Rifugiatosi ad Amburgo come console, Quintanilla crede di essere al sicuro, ma si sbaglia. Monika lo rintraccia negli uffici del Consolato e lo uccide con tre colpi di pistola, disegnando sul petto del nemico una "V" di vendetta. Prima di sparire, lascia sulla scrivania un biglietto con le parole del Che: «Vittoria o morte». Ancora una volta, Monika non ha paura. Neppure quando a darle la caccia è Klaus Barbie, il "boia di Lione", divenuto informatore della polizia boliviana. La sua fine, adesso, appare segnata. Ma l'eco del suo gesto continuerà a vivere per sempre.
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